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Le Ghawazee

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Le Ghawazee 
 
 
  
Le Ghawazee Egiziane

Quando e per le piu' svariate ragioni, si entra in contatto con la danza egiziana e' praticamente impossibile non aver mai sentito nominare o letto qualche cosa che riguardi la danza e le danzatrici Ghawazee. Molte sono le ipotesi e le teorie formulate sulle origini di queste straordinarie figure che a detta di molti hanno rappresentato e trasmesso la più alta espressione delle danze tradizionali Egiziane, ma nonostante si sia scritto molto, si è potuto dire ben poco in quanto, come ancora molti misteri che avvolgono la grande terra dei Faraoni non sono stati svelati e forse non lo saranno mai, anche in questo caso, vale a dire sulle origini delle Ghawazee, si e' ben lontani dallo scoprirne la reale provenienza.

 

   

An Evening's Entertainment- Clément, Félix Auguste -metà XIX secolo - (1826-1888)

Volendosi documentare su tali presenze le fonti più attendibili oltre che uniche, sono i testi classici pubblicati tra il XVIII e XIX secolo e redatti purtroppo solo da autori europei. Altra fonte interessante oltre quella bibliografica peraltro limitatissima ed a volte contraddittoria e' la presenza iconografica dei dipinti, a soggetto orientalista, nelle foto e le cartoline d'epoca. Dati questi totalmente insufficienti per documentare una complessa tradizione culturale ma utilissimi in quanto unica testimonianza della loro reale presenza sia sociale che storica.

 

Prima di dare indicazioni sulla ipotetica e poco documentabile area di provenienza di queste popolazioni identificate anche per analogia con i zingari, ( Nomadi di provenienza asiatica), credo sia più opportuno partire da quanto invece sia stato sino ad oggi realmente documentato....

La bibliografia di riferimento, si basa prevalentemente sulle opere redatte dai "visitatori" occidentali che nel secolo scorso esplorarono, avidi di sapere un mondo straordinario ed a loro quasi sconosciuto. L'opera che a mio avviso costituisce la pietra miliare sulle "riscoperte" per uno studio delle tradizioni culturali dell'Egitto e' sicuramente quella dell'inglese Eduard W. Lane. In questa opera un vero spaccato di vita sociale sono riportate utilissime informazioni sulla vita quotidiana in Egitto ai primi dell'ottocento. Relativamente alla specifica trattazione, sulle danzatrici Ghawazee, esistono però diverse interpretazioni che, messe in relazione con altri testi dello stesso periodo, creano non poca confusione. Il punto in questione è rappresentato dalla confusione che nasce dalle due contemporanee ma ben distinte figure professionali quali le Almeh e le Ghawazee. Le prime, come già ampiamente descritto nella sezione a loro dedicata "Musica, canto e danza delle Almeh d'Egitto" a differenza delle Ghawazee, come appartenenti ad una più elevata classe sociale non erano solite esibirsi in rappresentazioni pubbliche e di strada. Cosa questa invece ampiamente frequente nelle narrazioni e gli incontri spesso riportati nelle bibliografie classiche di riferimento.

 

   

Dancing Girl - Eduard W. Lane.
"An Account of The Manners and Customs of
The Modern Egyptians."
 La descrizione che segue è tratta dal libro Il serpente e la sfinge di W. Buonaventura e fu scritta nell'agosto del 1762 da Carsten Niebuhr (Travels Through Arabia, Edimburgo, 1790) che prese parte ad una spedizione  danese nello Yemen. Mentre la spedizione si trovava al Cairo, essi decisero di pagare alcune danzatrici perchè li intrattenessero. In quel periodo dell'anno, quando il Nilo era in secca, era facile vedere gruppi di suonatori e danzatrici che si esibivano lungo le rive, in prossimità dei luoghi in cui gli europei esercitavano i loro traffici  commerciali.

 

I componenti della spedizione danese erano tutti scapoli e per questo motivo alle donne era proibito intrattenerli privatamente. Perciò lo spettacolo ebbe luogo all'aperto.

"All'inizio non apprezzammo gran che quel tipo di spettacolo perchè le musiche erano piuttosto scadenti e le donne volgari, secondo il nostro modo di pensare. Si mettevano in mostra davanti a noi in tutti i modi possibili e noi le trovavamo orribili, con le loro mani dipinte di giallo e le unghie rosso sangue. Le collane nere o blu, le grosse e pesanti cavigliere, gli anelli alle orecchie e al naso, l'abbondante uso di grasso per i capelli non erano assolutamente di nostro gradimento. Tuttavia, a poco a poco cambiammo idea e le trovammo meravigliose, al punto che apprezzammo il loro spettacolo, tanto quanto avremmo apprezzato le migliori cantanti e ballerine europee." Tratto dal libro Il serpente e la sfinge di W. Buonaventura - pag. 61

 

Le Ghawazee

Senza approfondire troppo l'argomento vista la complessità, le contraddittorie e poco certe fonti di provenienza credo sia più logico accennare solo per grandi linee alle ipotesi formulate in merito alla presenza delle Ghawazee, come di altre popolazioni nomadi sia nel bacino del Mediterraneo che in Europa. Alcune teorie formulano l'ipotesi di una grande migrazione costituita da un possibile unico ceppo etnico ma linguisticamente diverso che abbandonando le regioni dell'Asia centrale mosse su direttrici diverse. Uno in direzione della penisola Arabica, con la successiva penetrazione nel territorio Nord Africano e forse attraverso questo proseguì l'accesso in Europa attraverso la Spagna.(Il nome inglese "Gipsy" e quello Spagnolo "Gitano", hanno infatti per lungo tempo fatto pensare alla possibile provenienza degli "zingari" dal territorio Egiziano - cosa anche questa ancora da dimostrare)

Un altro flusso, spostandosi invece verso le coste dell'Anatolia, risalì i Balcani per raggiungere il cuore dell'Europa Centrale. In questo caso la presenza di Zingari detti "Cingene" in territorio Turco è databile intorno al XII secolo e le successive migrazioni verso l' Europa centrale vengono indicate intorno al 1300.

 

 

   

Picture of a print from David Roberts' Egypt & Nubia, issued between 1845 and 1849 - David Roberts (1796–1864)

 

A differenza di altre popolazioni zingare quali i cingene dei quali esistono ben documentate tracce della loro presenza durante la originaria espansione dell'Impero Ottomano, in quanto oltre che ad essere presentii nella vita sociale, facevano anche parte delle regolari truppe militari impegnate contro gli eserciti Cristiani, delle citate Ghawazee si hanno invece notizie molto più tarde e documentate solo a partire dalla fine del XVII secolo. Dal periodo della spedizione Napoleonica (1798) in poi, la presenza delle "Ghawazee" diviene sempre più ricorrente ed a loro si attribuisce la più viva tradizione popolare Egiziana nel settore della Danza.

 

Con l'arrivo delle truppe Napoleoniche al Cairo, come gia ampiamente illustrato, l'altra categoria di Danzatrici-musiciste, le Almee, abbandonò i luoghi di origine per non esibirsi alla presenza di un pubblico invasore e principalmente maschile. Questa condizione invece non turbò affatto le Ghawazee che contrariamente alle prime e per tradizione artiste di strada, familiarizzarono con le truppe Francesi. Lo stretto contatto con le truppe militari fu anche segnato da terribili episodi che portarono al conseguente allontanamento delle troppo "disponibili" danzatrici dalla città del Cairo.

Quattrocento Ghawazee furono "giustiziate" (decapitate e gettate nel Nilo) allo scopo di dare un esempio al fine di sedare i ripetuti incidenti che si verificavano tra le truppe. Questo atto di terribile "barbarie" legittimato dai generali francesi portò gradualmente tali personaggi, ritenuti scomodi ed indecorosi, agli occhi dell'invasore occidentale, verso l'allontanamento dai grandi centri. La "sorte" delle Ghawazee, ed il loro definitivo allontanamento dalla vita e le rappresentazioni nei grandi centri urbani quali Il Cairo, venne segnata dall'allora reggente Muhammed Ali, che nel 1834 ne ordinò l'allontanamento immediato verso le campagne e le città del sud, infliggendo pene severissime a chiunque contravvenisse al divieto imposto.

 

                          Ottoman "Köcek"
Di questa particolare condizione, creatasi assai fortunosamente, a trarne gran vantaggio furono i "Kocek (danzatori uomini, che in abiti femminili interpretavano danze e ruoli destinati alle donne), banditi anche loro nello stesso periodo per motivi di ordine pubblico dalla vicina Turchia dal Sultano Mahmut II. Quando, gli esuli "Kocek" arrivarono in Egitto si integrarono con un altra schiera di danzatori "simili" e già presenti in Egitto, conosciuti con il nome di "Khawals". La presenza dei Khawals egiziani è stata anche documentata dallo scrittore E. W. Lane nel suo già citato testo. Questi nuovi "particolari" soggetti, i Kocek, furono rapidamente accettati, in quanto assai raffinati nel vestire, dai modi gentili e padroni nell'arte della danza, si integrarono ed a volte sostituirono le danzatrici Ghawazee allontanate dalle aree metropolitane.

Non è poi affatto raro che in questo stesso periodo alcuni dei numerosi visitatori occidentali abbiano assistito a spettacoli di danza eseguiti da uomini credendoli delle "autentiche" danzatrici egiziane. Una analoga circostanza è anche descritta nel libro del 1929, The Woman of Cairo, dallo scrittore G. de Nerval che fu incredulo e stupefatto spettatore di uno spettacolo simile.

La condizione sociale delle Ghawazee, risulta dalle informazioni in nostro possesso, simile a quella di tutte le popolazioni "zingare", una vita prevalentemente relegata ai bordi delle società così dette più evolute. Anche in questo caso vale a dire nell'Egitto del XVIII secolo valeva la stessa regola e le Ghawazee appartenenti alla schiera delle tribù nomadi, viveva al di fuori dei grandi centri urbani in accampamenti provvisori. Distinguendosi dall'atra più "rispettabile" categoria quella delle Almee, le rappresentazioni delle Ghawazee, spontanee manifestazioni.di strada, si avvalevano spesso,della collaborazione dei componenti maschile della tribù per l'accompagnamento musicale.

La discutibile "cattiva" reputazione di cui godevano tali danzatrici, malviste anche dagli esponenti religiosi, impediva loro l'accesso ai riservati Harem ed era ritenuto sconveniente, ospitare una "zingara" nella propria abitazione. Anche se in molte celebrazioni, quali matrimoni, circoncisioni ecc, veniva loro concesso di esibirsi ma quasi sempre in luoghi all'aperto. La reputazione delle Ghawazee non è di molto dissimile da quella che accomuna le Ouled Nail al pari di Danzatrici-prostitute.

 

     
Ghawazi - opera di E.Prisse del 1848

La presenza iconografica di cui siamo in possesso, permette come già accennato, di porre l'attenzione anche su quelle che sono le caratteristiche sia del vestiario che della danza. In merito all'abbigliamento, anche in questo caso minuziosamente descritto da Lane e molti altri coevi autori e riccamente illustrato da grandi artisti quali Prisse e David Roberts nelle  sue dettagliatissime litografie , risulta evidente la stretta somiglianza con l'abbigliamento dello stesso periodo in uso presso le Cingene Ottomane rappresentate nelle splendide miniature dell'artista Levni.

Il vestiario, prevedeva nelle sue diverse combinazioni l'uso variabile sia di un lungo che un corto abito. Quello lungo,detto "Yelek", che generalmente stretto in vita e dall'ampia scollatura era indossato lasciato aperto dalla vita sino ai piedi.Il più corto, più simile ad un coprpetto era lungo sino al giro vita e sempre dalla profonda scollatura era aderente in vita.

 

In quest'ultimo caso una gonna (Tob) veniva indossata in mancanza dell'abito lungo.Una aderente "camicetta" dalle ampie lunghe maniche era generalmente indossata sotto i due precedenti indumenti. Comune alle possibili varianti era sempre l'uso dell'ampio ed a volte decorato pantalone "shintyan" (harem pants). Immancabile naturalmente l'uso della fascia annodata sui fianchi, ricordo forse ancestrale degli antichi costumi rituali, emblema simbolico della dea Ishtar, le ricche decorazioni tra i capelli e la ricorrente mancaza di veli sul volto

Monili, bracciali, cavigliere e orecchini completavano insieme alle immancabili decorazioni con l'henna e l'antico e sapiente uso del khol, usato sia per il trucco che per la stessa protezione degli occhi, l'abbigliamento delle originarie danzatrici Ghawazee del Diciannovesimo secolo.

 
                                                                                Il testo é tratto dal sito  Asrardanza




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